Francesco Giuffrè (adattatore con Riccardo Scarafoni che è il cane-uomo nudo, poi ibrido, stupratore dell’emblematica Patrizia Romeo, infine abusato) ne trae uno spettacolo rosso, majakovskijano ed espressionista con espianto offertorio, tirocinio, subornazione demagogica (Marta Nuti), e frustrante ribellione alla scienza (Bruno Alessandro e Gabriele Sabatini). Un lavoro che sa raffigurare emozioni.
Rodolfo Di Giammarco - La Repubblica
L’attore protagonista (Riccardo Scarafoni) è un “cane”, ma qui vogliamo dire che sa entrare nella parte con perfetta rabbia e docilità, non perdendo mai del tutto – del personaggio che interpreta – né la parte ferina né la umana, scintillio di canini compreso.
Paola Polidoro - Il Messaggero
In scena predomina la tragicità del disorientamento e della folle ricerca di un’identità violata. […] L’atmosfera che Francesco Giuffrè riesce a creare per un tema difficile e drammatico è un’affascinante armonia tra il surreale e il macabro.
Il merito di Giuffrè è quello di comprendere – qualità oggi non comune – l’indirizzo di una storia e rivalutarla al presente: il tema non fa da sfondo ma costituisce lo spettacolo, non si avverte ma si vede, come sempre dovrebbe fare una riduzione: essere rispettosamente affine al testo.
Da tutti gli elementi scenici e drammaturgici si percepisce non solo l'attenzione e il rispetto per il testo originale, ma anche una straordinaria abilità nell'immaginare il teatro partendo dalla pagina scritta.